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CATTOLICA FACTORY NEWS
4 mar 2016

Completo, chiaro, concreto: tre consigli per un buon curriculum

Dal più classico dei curriculum in formato europeo ad una colorata infografica che ci “racconti” con un disegno. Dal breve resume cartaceo ad un video messaggio in cui ci presentiamo in una manciata di minuti. Quale di queste è la soluzione migliore? In fatto di curricula, l’unica regola da tenere a mente è che non esiste una “ricetta magica”. Non ci sono modelli predefiniti a cui potersi affidare con la certezza di inviare, ad un’azienda o ad un ipotetico datore di lavoro, la candidatura perfetta. Questo perché sono molteplici le variabili che concorrono a determinare la validità di un formato rispetto ad un altro. Molto ha a che vedere con il tipo di ruolo o posizione che vorremmo ricoprire, ma molto altro dipende anche dalle nostre caratteristiche e attitudini personali.

 

Ma se individuare una strada maestra per proporsi con efficacia è impossibile, è comunque molto utile seguire i consigli di un professionista nel settore della formazione e dell’orientamento. «Ai ragazzi che vengono da noi spieghiamo che non esiste un modello unico di riferimento – evidenzia Barbara Lopa, professionista nel settore dell’orientamento – è facile pensare che, per alcune professioni legate alle nuove tecnologie e al web, basti un curriculum video per aver conquistato un posto nell’azienda dei propri sogni, ma non è così scontato. Durante i nostri percorsi di orientamento porto spesso ad esempio il caso di un giovane vicentino che, per farsi notare da una nota compagnia di videogiochi, caricò un videomessaggio su YouTube. Un’idea così innovativa gli permise di attirare l’attenzione di tante persone, stampa inclusa, e infine Damiano, questo il nome del ragazzo, venne assunto proprio dalla società a cui era interessato, scoprendo solo in seguito che il suo appello online non era stato neppure visto. Semplicemente, l’azienda aveva ricevuto anche un cv cartaceo convincente e il ragazzo era stato selezionato grazie a quello».

 

E, se non ci sono regole, si possono delineare alcuni elementi che, in un cv tradizionale o meno, non possono mancare? «Per compilare un cv davvero efficace – continua l’esperta – oltre alle informazioni base, come l’inserimento di dati anagrafici, percorso formativo e professionale, è importante focalizzare l’attenzione su tre fattori: la struttura e la completezza delle informazioni, il grado di chiarezza dell’obiettivo professionale, cioè del lavoro per il quale ci candidiamo e, infine, le competenze distintive che caratterizzano il nostro profilo. A questo proposito – continua – è bene sottolineare che la competenza, per significato, è una capacità resa operativa grazie ad una sua applicazione concreta, una nozione rafforzata dalla prova dell’esperienza, insomma, una abilità che si trasforma in saper fare specifico. Proprio per questa sua natura di origine cognitiva, ogni competenza posseduta deve essere espressa e raccontata in relazione ad episodi, esperienze e vissuti che ne hanno reso possibile l’acquisizione, la valorizzazione e la sperimentazione. Solo in questo modo un cv può differenziarsi e rappresentare la persona che descrive». Un esempio concreto? «Se scrivo nel mio cv che ho una grande capacità di gestire situazioni di stress, per i selezionatori questa informazione è piuttosto inutile se nel resto del documento non c’è un riscontro effettivo a questa mia capacità. Ma se aggiungo che sono stata volontaria della Croce Verde per qualche anno, ecco allora che quanto ho dichiarato può di certo corrispondere a verità. Si tratta di affinare la capacità di abbinare ad ogni nostra task (esperienza) una skill (competenza)».