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CATTOLICA FACTORY NEWS
19 mar 2016

Maria Antonietta, da dipendente a imprenditrice. Con coraggio e con l’aiuto di Progetto di Vita, ecco l’Atelier di Riuso Creativo

Unire la creatività ad un impegno sociale. Diventare imprenditori facendo diventare realtà un sogno. Maria Antonietta Bergamasco, 30 anni, con una buona dose di coraggio e con l’aiuto di Progetto di Vita, ce l’ha fatta. Così è nato DHUB – Atelier di Riuso Creativo, che ha sede a Veronetta, il quartiere universitario di Verona, meta multiculturale di studenti e giovani artisti. Si tratta di un laboratorio di artigianato al femminile dove sono in vendita abiti, accessori, soprammobili e altri oggetti d’arredo realizzati a mano da donne sole, disoccupate o ai margini, che possono, attraverso il lavoro e l’acquisizione di nuove competenze, intraprendere un percorso di reinserimento sociale. DHUB è un luogo aperto, dove si insegna la cultura del riuso attraverso workshop destinati a donne che vogliono trovare una fonte di reddito creando nuovi oggetti da materiali di scarto industriale che, una volta in commercio, garantiscono, oltre a un piccolo rimborso spese, anche la sostenibilità del laboratorio.

 

Contribuire alla nascita di un luogo come questo, dove arte e creatività presentano un importante risvolto sociale e ambientale, nella città in cui ha scelto di vivere, dopo essersi trasferita da Padova, è sempre stato l’obiettivo professionale, e personale, di Maria Antonietta: laureata in Scienze Pedagogiche all’Università di Verona ed ex dipendente di una cooperativa, oggi a capo di una piccola impresa che fa dell’innovazione sociale il proprio motore. Ma per diventare imprenditori non basta la volontà, servono predisposizione mentale, una buona dose di coraggio e, soprattutto, acquisire le competenze adatte.

 

«A Progetto di Vita sono capitata per caso, tre anni fa, invitata da un’amica ad una delle tante iniziative organizzate in questi spazi – ricorda – era in programma una serata dal titolo I colori delle idee, durante la quale i ragazzi presenti erano chiamati ad individuare possibili soluzioni ai problemi che presentava la città di Verona». Grazie agli studi, ad alcune esperienze di lavoro e alla sensibilità personale, Maria Antonietta sapeva quanto era difficile, per una onlus o un’associazione, raccogliere fondi per sovvenzionare donne sole e con la necessità di lavorare, specialmente se madri: aveva un problema ma anche una soluzione, mancava solo la spinta giusta per avviare il suo progetto d’impresa.

 

«Ciò che volevo fare nella vita l’avevo ben chiaro nella mia mente – spiega ancora la ragazza - ma al cosa dovevo aggiungere un importante tassello: il come. Seguendo i percorsi di orientamento di Progetto di Vita ho trovato il coraggio di lasciare il posto in cui lavoravo per dedicarmi al mio sogno. Lì ho capito che avevo bisogno di un’impostazione mentale diversa, di qualcuno che mi insegnasse a rovesciare una situazione alla quale ero ormai abituata: non dovevo più eseguire un compito che mi veniva affidato come all’università o al lavoro: dal momento in cui avrei aperto il mio laboratorio sarei dovuta essere io quella persona che prende decisioni e che se ne assume la responsabilità.  Ecco cosa significa diventare imprenditori».