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CATTOLICA FACTORY NEWS
17 mar 2016

Andrea Bettini e i dieci comandamenti dello storytelling

Era il 1998 e, per chi voleva lavorare nella comunicazione, l’unica cosa da fare era trasferirsi a Milano. A meno che… La vita di Andrea Bettini è costellata di “a meno che”, ovvero di percorsi predefiniti che, all’ultimo momento, subiscono una deviazione. Ed è stato a forza di incamminarsi lungo le strade meno battute che Bettini è riuscito a costruirsi una solida carriera in questo mondo, nel quale oggi è conosciuto come uno tra i precursori dello storytelling, lo strumento di marketing che, facendo leva sulla capacità di ascoltare le aziende e le persone che vi lavorano, è in grado di creare valore aggiunto per un prodotto o un brand. Storyteller d’eccezione, Andrea Bettini è stato il protagonista del workshop Giornalismo vs Storytelling, organizzato il 17 marzo negli spazi di Progetto di Vita. Cattolica per i Giovani.

 

Le regole per raccontare bene una storia. Storytelling, un’arte con delle regole precise. «Cominciamo con il dire che il termine, in italiano, significa raccontastorie ma viene mantenuta le versione inglese perché ha una forza maggiore – spiega – si tratta di applicare la tecnica narrativa a tutte le funzioni aziendali, al marketing strategico come al singolo prodotto. Lo storyteller, di conseguenza, è colui che è in grado di utilizzare bene narrazioni differenti: parole, video, immagini, infografiche e altri linguaggi diversi ma che si possono intrecciare per trasmettere meglio un messaggio. Applicato all’impresa, è uno strumento che funziona particolarmente bene, per esempio, per un evento di anniversario, ma ricordiamoci che è una modalità di comunicazione esterna, certo, ma anche interna: i primi ambassador aziendali sono proprio i suoi dipendenti». Un riferimento anche al mondo del giornalismo, che rivendica il diritto di essere l’unico “mestiere del racconto”: «Molti giornalisti accusano lo storytelling di aver rovinato la loro professione – dice Bettini – secondo me l’unica differenza la fa la qualità: esistono contenuti giornalistici di poco valore così come contenuti comunicativi fortemente utili ed informativi». Un consiglio a tutti i giovani che vogliono imparare il mestiere dello storyteller, diventata una figura sempre più centrale nel mondo della comunicazione? Bettini fa di meglio: regala un decalogo da seguire alla lettere per poter raccontare (bene) una storia:

 

  1. Mettiti in ascolto, sii curioso, osserva
  2. Pensa a chi stai raccontando la storia, al tuo destinatario
  3. Pensa a dove sarà veicolata la storia, cambiane forma e struttura a seconda che tu debba utilizzare i social media, un’immagine, un video…
  4. Metti al centro le persone protagoniste: non c’è storia senza personaggio
  5. Fai in modo che il tuo pubblico si possa immedesimare in ciò che stai raccontando: è necessario potersi riconoscere nella trama narrativa
  6. Sii coerente: se stai raccontando la storia di un’azienda trasferisci i suoi valori nel racconto, se mancano si capisce immediatamente
  7. Sii originale, ma non per forza. A volte a pagare è la semplicità
  8. Sii spontaneo, arriva alle persone senza usare artifizi
  9. Attento all’incipit: l’attenzione del pubblico va catturata subito
  10. Ricordati che ogni racconto ha un inizio ma non è detto che abbia una fine: una storia è fatta per essere condivisa, arricchita e raccontata di nuovo

 

Bettini, portatore sano di storie. La storia di Bettini ha inizio dopo il diploma di ragioneria: se la scelta di cosa fare in seguito era canonicamente limitata a due opzioni, un lavoro in banca o un futuro come commercialista, è qui che inverte la marcia per la prima volta, trasferendosi a Venezia per studiare Economia aziendale. «Sapevo solo che non mi piacevano i numeri ma la comunicazione – racconta – da qui l’idea di avvicinarmi ad un ambito ancora sconosciuto alla fine degli anni ’90: il digitale. Ho fatto un tesi sulle prime interazioni tra radio e web». Poi la decisione, dopo la laurea, di non andare a Milano ma iniziare a lavorare in una delle prime web agency di Verona, dove rimane cinque anni. Poteva restare. A meno che. La scelta è di portare le sue competenze digitali al servizio di una grande azienda. Ma i tempi del web applicato al business, nel 2007, non sono ancora maturi: «Internet era sottovalutato – spiega – non vedevo speranze di crescita professionale, ed eccola di nuovo, la voglia di cambiare strada. Ho scelto di puntare solo su quel talento che ognuno di noi ha, accorgendomi che ciò che sapevo fare meglio era scrivere». Bettini diventa uno dei primi blogger italiani: il suo diario digitale è un modo per esercitare il suo talento, la scrittura, e un impegno che lo aiuta a capire sempre di più e sempre meglio i linguaggi del web: è così che nascono suoi i primi format legati allo storytelling, pensati per aiutare le aziende a trarre valore dal raccontarsi. Ed e così che è diventato, come ama definirsi, un “portatore sano di storie”.