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CATTOLICA FACTORY NEWS
12 set 2016

E-commerce, nuova professione digitale

«L’e-commerce? È una delle nuove professioni digitali». Parola di Enrico Ferrari, Education Manager in Tag Innovation School, il coworking più grande d’Europa, presente in 16 città e in 4 Paesi con il duplice obiettivo di fare network e lavorare nell’ambito di innovazione e digitale. «Fra gli obiettivi di Tag c’è anche quello di preparare le startup alle nuove possibilità di impiego offerte dalla Rete, su cui spesso non sono sufficientemente formate», spiega Ferrari, che è appunto un e-commerce specialist, ossia si occupa di seguire passo per passo l’avanzamento di un processo di vendita online, e sarà ospite del Workshop dedicato all’e-commerce di Progetto di Vita in programma martedì 20 settembre.

 

«Avere un sito internet su cui i clienti possano acquistare è solo uno degli aspetti che le aziende devono considerare quando decidono di intraprendere un processo di vendita con tecnologie digitali: bisogna conoscere i numeri e le opportunità per ogni settore, avere una strategia, curare e rendere gradevole la parte di esperienza utente, pensare al marketing per attirare il cliente e poi mantenere il legame che si crea, infine considerare la logistica e gli aspetti legali». Inoltre le situazioni variano a seconda del target di riferimento. «Abbiamo dati divergenti dalle aspettative – ricorda lo specialista – per esempio non sono i millennials che acquistano di più online, ma gli over 30, che hanno disponibilità di carta di credito. Cambia il modo in cui il cliente pensa, per cui ci si deve adattare».

 

In Italia il commercio online fa fatica a diffondersi: solo il 4% delle aziende ne usufruisce. «Questo da un lato è preoccupante, dall’altro offre buone opportunità di crescita e lavoro – continua Ferrari –. L’Italia è un paese conservatore con tanti preconcetti, per esempio molta gente preferisce ancora usare i contanti al posto del bancomat». Forse anche per rispondere a questa diffidenza il mercato si sta aggiornando per offrire metodi di pagamento semplici e personalizzati. Il cambiamento non riguarderà solo il web ma anche il mobile. Il fatturato italiano relativo al canale mobile è aumentato rapidamente: nel 2015 si attesta al 22% del totale, nel 2014 era solo il 13%. Inoltre ogni mese sono più di 22 milioni gli italiani che si collegano a internet da smartphone o tablet, 5 milioni in più rispetto all’anno prima.

 

Riguardo agli errori più frequenti che si commettono quando ci si vuole trasformare in venditori sul web, Enrico Ferrari è molto chiaro: «Non basta il sito, bisogna portarci il cliente, quindi fare attenzione agli aspetti di vendita, alla strategia di mercato, alla relazione con l’utente, a come si presenta un prodotto. Non si può trasportare immediatamente online l’intera offerta di un’azienda, perché i prodotti hanno una presa diversa sul mercato online; inoltre non bisogna considerare il sito senza tenere conto della sua usabilità: è indispensabile fare marketing integrato, rendere l’esperienza di acquisto piacevole».

Il valore dell’e-commerce è pari a 477 miliardi di dollari in Europa nel 2015. I paesi leader sono Regno Unito, Germania e Francia. L’Italia è al settimo posto, con 28,8 miliardi di euro e un incremento rispetto al 2014 del 19%. Per questo nell’ultimo anno più di 16mila imprese hanno cominciato a fornire servizi online, e si prevede che saranno 50mila nel 2025.

 

Gli sviluppi futuri dell’e-commerce, secondo Enrico Ferrari, prevedono di ridisegnare l’esperienza di acquisto: «Ormai non ci si collega più a internet apposta con l’intenzione di comprare, questo si fa nei 15 minuti in metro per andare al lavoro». Pertanto va potenziata la parte social, per arrivare, per esempio, a comprare tramite Facebook. «In ogni caso la presenza fisica nel punto vendita è strategicamente vincente. Il nuovo trend è proprio creare un legame tra esperienze online e offline, facendo cioè convergere e-commerce e retail». L’esperto di Tag porta l’esempio di Velasca, negozio di scarpe di Milano che ha i propri punti di forza nella qualità e nel prezzo: per questo i clienti sono invitati a visionare i prodotti nello store milanese, ma acquistano poi sul web. «Gli unici ostacoli alla vendita online di una determinata categoria di prodotti sono la logistica e le questioni legali», conclude Ferrari, ottimista sulle buone opportunità che riserva il futuro. E ricorda che Amazon, da libreria virtuale, si è già evoluto a mercato che vende praticamente tutto e forse arriverà a essere addirittura produttore di ciò che propone.