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CATTOLICA FACTORY NEWS
21 set 2016

Clubbo e Progetto di Vita: viaggio alla scoperta della Berlino innovativa

Una lente d’ingrandimento, capace di mettere a fuoco piccoli momenti, istantanee di dettagli per andare a fondo delle cose e ricordare visi, incontri, istanti. Per prendere ispirazione e poi ripartire. Ecco a cosa assomiglia secondo i protagonisti il viaggio a Berlino durante il quale è stato scritto l’ultimo capitolo di «Cattolica Factory – Il laboratorio delle idee», la prima competition rivolta a progetti d’impresa dedicati al mondo della scuola e della formazione, organizzata da Progetto di Vita. Cattolica per i giovani.

All’inizio di settembre l’ecosistema tedesco dell’innovazione ha mostrato il proprio volto alle ragazze di Clubbo, il progetto vincitore della competition, ai  community angels che hanno seguito le squadre finaliste e al team di Progetto di Vita. Giornate intense che sono state il premio per sei mesi di duro lavoro, impiegati con determinazione a inseguire un sogno che ora è realtà. Cinque giorni in Germania per vivere sulla propria pelle i colori della bandiera tedesca: il nero – quello dell’orso simbolo di Berlino –, il rosso – della passione con cui si porta avanti un progetto –, il giallo – del sole che fa vedere tutto con entusiasmo. Durante questo tempo, il gruppo partito da Verona ha potuto conoscere tante startup, sperimentare i loro metodi di lavoro, capire quali sono gli strumenti che una capitale europea offre ai giovani di talento. Tutto questo tra le luci e all’ombra dei parchi di una città moderna e bellissima.

 

Nero come l’orso di Berlino

 

Anche ai ragazzi di Progetto di Vita è diventato familiare l’orso nero simbolo di Berlino, che accoglie chi arriva in città e che si trova anche sulla bandiera governativa. Il primo impatto con la nuova realtà berlinese è stato l’inizio ufficiale di mercoledì 7 settembre a Mitosis Coworking, nella top ten dei migliori coworking della capitale. A dare il benvenuto al gruppo c’erano Guglielmo Apolloni e Luca Talarico di Schoolraising, la prima piattaforma che aiuta a finanziare progetti di scuole italiane, e i membri di Digitaly, il network di italiani che lavorano a Berlino per digitalizzare le imprese. Non si è trattato del classico incontro in cui qualcuno si presenta e gli altri ascoltano: la presentazione di SchoolRaising con focus sui programmi di alternanza scuola lavoro portati avanti in Italia, la descrizione di Progetto di Vita, del “Laboratorio delle Idee” e di Clubbo sono state fatte in strada, dove i passanti potevano fermarsi ad ascoltare, sperimentando così la modalità “condivisa” propria delle startup berlinesi.

Un primo approccio con lo spirito della capitale europea, che i ragazzi hanno potuto scoprire la mattina dell’8 settembre grazie a Berlino Explorer, un tour nella Berlino alternativa guidati dall’architetto italiano Zuleica Munnizza: non il solito itinerario turistico, ma un viaggio nel viaggio per conoscere i “luoghi di vita vissuta” dei berlinesi, con un’attenzione speciale rivolta alle trasformazioni recenti della città e ai poli di scambio e convivenza dei cittadini.

Nel pomeriggio, dal tour cittadino si è passati a quello delle startup, incontrando Houzz e FoodAssembly. La prima è una community dedicata al design di interni, che da progetto personale conta ora oltre 40 milioni di utenti in tutto il mondo; nell’ufficio di Alexanderplatz le ragazze di Clubbo hanno sottoposto la loro idea a Silvia Foglia, Online Community Manager, che ha fornito preziosi consigli. FoodAssembly è invece una startup di origine francese che consiste in una piattaforma europea per vendere prodotti di agricoltori e artigiani locali. La genuinità del buon cibo scoperta tra le piante e i fiori: l’incontro con la Project Manager Laure Berment è avvenuto infatti nel Prinzessinnen Garten berlinese. Ma non è finita qui. Per il team di Progetto di Vita il viaggio alla scoperta delle startup è proseguito con la visita a Factory Berlin, il più grande campus di startup in Germania, ambiente di coworking e spazio di network e formazione, in occasione dell’evento di Ford “Make it driveable” – applink moblity challenge.

Piano piano, l’iniziale e comprensibile emozione che accompagnava la partenza dei ragazzi ha lasciato il posto alla voglia di mettersi in gioco, che ha vinto perfino la stanchezza per le poche ore di sonno, e anche l’ostacolo linguistico è stato superato con successo, tanto da sentire naturale continuare a parlare in inglese anche quando non era strettamente necessario.

 

Rosso come la passione

 

Perché scegliere proprio Berlino come destinazione del viaggio? Perché la capitale tedesca offre l’ecosistema più promettente per lo sviluppo di una startup com’è quella nascente di Clubbo. Il terzo giorno di viaggio è stato infatti dedicato a conoscere le realtà berlinesi che affiancano le nuove  imprese nelle prime fasi di vita, gli ambienti fisici in cui ogni giorno la passione diventa motore per spingere avanti creatività e voglia di emergere. Impact Hub è una catena di coworking mondiale che nella sede di Berlino ricerca con l’organizzazione degli spazi la massima contaminazione e allo stesso tempo il rispetto del lavoro di tutti i membri. È stato Leon Reiner, Managing Director, a raccontare la nascita della sede berlinese di Impact Hub. Rain Making Loft è invece un coworking in cui i ragazzi hanno conosciuto Maria Pepine di Share The Meal,  un’app che permette di “condividere i propri pasti” con i bambini bisognosi, finanziata dal World Food Program. Maria Pepine ha proposto ai giovani una “holdup”, cioè un workshop creativo facilitato da Guglielmo Apolloni e Fiamma Degl’Innocenti, membri di Make Sense. Ancora una volta il team di Progetto di Vita ha potuto sperimentare le strategie delle startup: con metodi di Visual Thinking creativi (tra cui un brainstorming in strada, con cui i ragazzi hanno appiccicato tanti post-it colorati su un’auto parcheggiata) sono state sviluppate idee per affrontare e risolvere le sfide della startup. Poi la mattinata è proseguita con la visita al Rain Making Loft, guidati da Pauline Roussel, General Manager dello spazio.

Nel pomeriggio invece il gruppo ha raggiunto il centro per l’imprenditoria dell’Università Tecnica di Berlino per conoscere 180 Degree Consulting e Benedikt Ewald, Vice Presidente: si tratta di una realtà mondiale che permette agli studenti universitari di fare esperienza professionale supportando le imprese sociali e le Ong che necessitano di consulenza su determinate aree della loro attività. Infine è stata la volta di Social Impact Lab, un incubatore d’impresa sociale dove il gruppo è stato accolto da Mareike Mueller.

Ed è a questo punto che è arrivato anche per Clubbo il momento più importante per una startup, quello più atteso, più preparato ma anche più temuto: il pitch. Un discorso in un tempo limitato, di solito pochi minuti, in cui un’azienda presenta se stessa e il proprio lavoro, nel tentativo di convincere il pubblico a investire nell’idea. Le vincitrici di Cattolica Factory, in inglese, hanno tenuto il loro pitch di fronte allo staff di Social Impact Lab e a un pubblico internazionale di startupper e imprenditori sociali, con cui si sono confrontate sulle potenzialità di Clubbo e sui passaggi strategici che possono portare l’idea a diventare realtà. Inutile dire che per avere successo in un pitch dimostrare di avere passione è un ingrediente fondamentale.

 

Giallo come il sole

 

Il viaggio a Berlino non è stato solo lavoro e incontri. Dopo le fatiche e la tensione del giorno precedente, sabato 10 settembre è stato dedicato al relax e a visitare la città prima di ripartire la domenica per l’Italia. Un’occasione per godersi per l’ultima volta il sole che ha accompagnato l’intera settimana, il cibo e i luoghi più significativi della capitale. Non sono mancati anche in questo caso momenti molto intensi ed emozionanti, come quando la guida Paola Dessi – che ha vissuto per tanti anni a Berlino – rispondendo a una domanda ha raccontato che cosa ha significato per lei vivere sulla propria pelle la caduta del muro: tutti ascoltavano – con gli occhi lucidi dietro gli occhiali da sole – che cosa vuol dire tornare a poter viaggiare liberamente dopo anni di blocchi, un pensiero tanto più inconcepibile per ragazzi che dopo un’esperienza lontano da casa stavano per fare ritorno nel proprio paese.

Ma viaggiare è questo, partire per cercare altrove quello che può aiutare a costruire il proprio personale progetto di vita. E poi tornare, per realizzarlo. Chissà se le ragazze di Clubbo l’hanno trovato, magari riflesso nei colori della bandiera tedesca.