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CATTOLICA FACTORY NEWS
19 ott 2017

Prima di decollare, impara a pilotare

Se vuoi fare startup, il design thinking è l’approccio che permette al business designer di insegnarti a volare.

 


di Daniele Galante
Business designer e Startup coach
Progetto di Vita. Cattolica per i Giovani

 

 

Vi è mai capitato di avere un’idea di business, di condividerla con estremo entusiasmo, quasi fosse già realizzata, con qualche amico, parente o conoscente?

 

Cosa succedeva poi? La rincorsa ai fondi, condotta in maniera destrutturata e con poche soddisfazioni, feedback disarmanti, richieste di produrre un business plan… un business plan? Ma se ancora non so come raccontarla e come realizzarla? Questa la fase dove si abbandona e dove l’idea del secolo diventa argomento di battute tra amici fino ad arrivare a dimenticarsi di averla avuta.

Se, invece, sei riuscito a realizzarla puoi fermarti, non leggere più questo articolo e puoi usare i pochi minuti che risparmi per dedicarti al tuo business.

 

Oppure se, come me, fai parte di quelle persone che hanno avuto un’idea, o fai parte dei “creativi seriali” che hanno il lampo di genio quotidianamente, ma non riescono nell’intento di passare da sogno a realtà allora… andiamo avanti e vediamo come e se posso aiutarti.

 

 

Ti svelo un segreto. Potevi farcela. Ti serviva solo un supporto.

 

 

Da bambino avevo un sogno: fare il pilota. Ho imparato a volare, ho un brevetto di volo ma, mentre stavo capendo come arrivare al mio obiettivo, qualcuno era seduto affianco a me a spiegarmi e rispiegarmi il le tecniche per decollare, navigare e atterrare sano e salvo trasmettendomi metodi e conoscenza degli strumenti che mi permettessero di volare in sicurezza e autonomia.

La soluzione sta nel processo, da apprendere cosi da poterlo replicare autonomamente anche in altri progetti e contesti.

Per apprenderlo serve mentorship.

Se è la prima volta e già non ci hai sbattuto più volte la testa, da solo non ce la puoi fare ma niente è davvero difficile se lo si divide in tanti piccoli pezzettini.

Il confronto e l’accompagnamento permettono un risultato davvero diverso, una co-creazione che dia una vision diversa dalla sola idea iniziale, si passa allora dal sogno, dal colpo di genio alla realtà.

Al mentor servono strumenti e a chi è seduto affianco serve apprenderli.

 

 

Mi chiamano Coach, Mentor, Project Manager, Europrogettista, ma chi sono?

Chi adotta la tecnica di accompagnamento allo sviluppo di un progetto imprenditoriale è chiamato Business Designer, ecco chi sono.

 

Il Design Thinking è il filo rosso che un Business Designer utilizza per riuscire nel suo intento.

Un processo creativo con il quale il designer non parte dall’idea ma dai suoi beneficiari (segmenti di clientela), indagandoli e cercando di cogliere se davvero l’idea può impattare per soddisfare loro bisogni consapevoli o inconsci che siano.

In questa fase quindi il dovere del Business Designer è quello di infondere la consapevolezza del “non innamorarti della tua idea iniziale” prima di aver conosciuto il contesto.

 

Il processo, se applicato sistematicamente, permette di ottenere sempre un risultato che soddisfa un bisogno.

L’obiettivo del Design Thinking, quindi del Business Designer, è quello di identificare una soluzione innovativa ad un problema, che soddisfi 3 criteri fondamentali: gradimento da parte dei beneficiari, fattibilità e redditività (o sostenibilità economica).

Un processo fatto da (almeno) cinque diversi fasi: problem setting/identificazione del contesto, problem solving/ideazione, prototipazione, test e validazione, raccolta del feedback e, quindi, ri-analisi per implementare continuamente il modello di business.

 

Un metodo che prende ispirazione dagli strumenti usati dai designer come: surveys, canvas, template, strumenti di visual thinking e gli immancabili post-it che permettono di fissare il flusso di idee e la generatività.; sempre supportato dalle logiche del business in grado di produrre soluzioni che soddisfano altrettanti 3 criteri:

  • soddisfacimento di un bisogno
  • fattibilità di mercato
  • sostenibilità

Arrivati fino a qua si può dire di aver “disegnato l’idea e il modello di business”.

Ora un altro grosso ostacolo separa dal successo: Il pitch, saper raccontare la vostra idea in maniera lineare ed efficace.

Una sfida difficilissima per molti e sottovalutata da tanti. Così ci si trova a partecipare a competitions senza nemmeno rendersi conto dove si è e quale sia l’obiettivo che si vuole raggiungere. Il tutto per raccogliere i fondi di cui vi parlavo all’inizio. Come Business Designer un po’ atipico, io, mi occupo anche di questo. Di supportare la fase del Presentation Design e del Pitch Gym, così come la chiamiamo nel percorso WannabeStartup.

Perché serve fare così tanto prima di cercare fondi per realizzare il proprio progetto? Non si farebbe prima a rivolgersi a realtà quali gli incubatori o gli acceleratori di impresa?

 

“Resteranno sicuramente a bocca aperta quando ci sentiranno parlare di una cosa così innovativa…quasi abbiamo paura a raccontargliela che se poi me la rubano…, quindi per forza mi/ci prenderanno nel loro percorso!” – potreste pensare. Sapeste quante volte l’ho sentito dire… e lo dicevo pure io.

 

Gli acceleratori, così come in parte gli incubatori e alcuni venture capitalist, possono aiutare a prendere una buona rincorsa, così come una pista per il decollo, ma, alla fine, è la startup che deve spiccare il volo e il suo team.

Consolidata realtà in molti Paesi sviluppati, gli acceleratori in Italia sono attivi da qualche anno sostenuti essenzialmente da investitori privati, come venture capital o aziende, anche se non mancano realtà pubbliche come le Università. Questi valutano costantemente il valore e le competenze del team sul quale decidere se investire o meno. Non sull’idea, sul team, chiedendosi se saranno in grado di far fruttare l’investimento di tempo e risorse economiche. E se il team arrivasse pronto e formato? E se avesse le competenze tecniche e trasversali e conoscesse gli strumenti utili a modificare, qualora necessario, il modello di business, applicando il processo giusto?

 

Ricordatevi «Il focus degli acceleratori è la verifica della scalabilità, replicabilità e interesse del mercato dei prodotti e servizi che le startup sviluppano; dati i tempi molto stretti hanno un programma serrato: lavorano a batch, mettendo cioè nella stessa “classe” più startup, in modo da rendere più efficiente l’erogazione del programma di accelerazione, e investono mettendo a disposizione della nuova impresa fondi e servizi di mentorship, in cambio di equity della startup e sperando in un ritorno a lungo termine, al momento della cessione delle proprie quote di partecipazione».

 

Ma chi si presenta a questo tipo di programma, arriva preparato?

 

No, a meno che non abbia già provato una moltitudine di programmi simili venendo poi “scartato” perché non ha preso il volo.

 

Ecco come ti posso essere utile, ecco come il percorso, pensato per chi ci vuole provare, “Wannabe Startup”, può davvero insegnare a volare prima di accelerare in pista, iniziare a decollare e… andare in stallo.