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CATTOLICA FACTORY NEWS
14 Giu 2016

Digitali, flessibili e in formazione continua: ecco i «millennials», la «generazione y» che non ha paura di cambiare lavoro

Sono costantemente connessi con internet e (quindi) con il mondo. Pronti a cambiare lavoro più volte nella vita, a fare della flessibilità una virtù, aggiornando continuamente le loro competenze. E, nonostante si aspettino di lavorare molto nella vita, sono ottimisti, fiduciosi nel futuro. Anche perché i «millennials» rappresentano la generazione che prenderà in mano le sorti del pianeta e in molti casi ha già cominciato a farlo. Se non altro per una questione di età: la «generazione y», così come viene anche definita, è formata da tutti i ragazzi nati fra il 1980 e il 2000. In Italia più di 12 milioni di persone. Accumunati da un’ottima dimestichezza con tutto quello che riguarda il mondo del web: nativi digitali, fanno parte della prima generazione che si può definire veramente globale. Utilizzano la rete, anche per migliorare le proprie competenze. Sono in costante aggiornamento: nati in un mondo sempre più veloce, hanno capito che è fondamentale – per vendersi al meglio sul mercato – riuscire ad aumentare senza sosta la propria cassetta degli attrezzi. Non solo: i «millennials» sono anche la prima generazione social, abituata a sfruttare anche i canali virtuali non solo per svago, ma anche per cercare lavoro.

 

 

Sempre al centro di analisi, i «millennials» di alcuni Paesi del mondo vengono scandagliati dalla ricerca di Manpower Group: tre su quattro degli oltre 19 mila intervistati (in 25 nazioni diverse) dichiarano di lavorare oltre 40 ore a settimane. Nonostante abbiano vissuto – e in molti casi stiano ancora vivendo – una profonda crisi economica, il 62% di loro scommette di trovare, in caso di perdita del posto di lavoro, un impiego uguale o migliore entro tre mesi. Questo perché sono altamente scolarizzati e sanno investire sulla formazione continua: il 93% degli intervistati sa che non ci si può cullare sugli allori, ma che bisogna sempre affinare e imparare nuove competenze. Ci sono però delle differenze: i «millennials» di Messico, Cina, Svizzera e Germania sono i più ottimisti, mentre quelli di Giappone, Grecia e Italia i più pessimisti. Ma per tutti è chiaro che non è il proprio lavoro a descriverli, ma le loro capacità. Ed è per questo che affrontano trasversalmente e senza paura il mercato del lavoro, con una sicurezza: la flessibilità è un vantaggio, un’opportunità per vendersi al meglio.  Un’altra caratteristica della «generazione y» è la capacità di lavorare in team, condividendo esperienze e competenze sapendo, allo stesso modo, imparare velocemente da quelle degli altri.

 

 

In Italia, attualmente, le aziende guidate da under 35 sono il 10,3% del totale, come testimoniano i dati Unioncamere. Ma è una percentuale giocoforza sempre in costante aumento: i «millennials» sono i protagonisti della sharing economy, basata sulla condivisione di beni e servizi. Nel 2015 gli under 35 hanno aperto 120mila nuove imprese: la voglia di mettersi in gioco non manca. E se ancora un anno fa la differenza di ottimismo fra Usa e Unione Europea era elevata, ora il gap si sta riducendo. In fondo, per i «millennials», il mercato è veramente globale.